Le fallacie nell’argomentazione

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La vaghezza: Un uomo di 1,75 è alto?

Ecco qui una nuova occasione di riflessioni data dal corso destinato a chi lavora presso le piccole e medie aziende della Sardegna. L’inizitiva formativa è organizzata dalla Sezione Giovani Imprenditori di Confindustria con la guida di Alessandro Vagnozzi  e dall’Università di Cagliari, Facoltà Studi Umanistici Dipartimento di Pedagogia, Psicologia e Filosofia e il Corso di Scienza della Comunicazione con finanziamento della Regione Sardegna. Dopo le prime due lezioni svolte da Elisabetta Gola e Francesca Ervas, l’incontro di ieri 24 maggio si è incentrato sul tema delle fallacie, la cui presentazione è qui allegata: LeFallacieArgomentative.

A seguire la sintesi dei temi trattati nell’incontro. Per approfondimenti vedi l’articolo di G Sergioli su Alphex

Giuseppe Sergioli ha condotto l’incontro partendo da come ambiguità e vaghezza possono creare criticità ma allo stesso tempo anche fornire efficacia nella comunicazione.

Sull’ambiguità si è fatta una distinzione tra quella lessicale e quella strutturale, prendendo spunto ad esempio da frasi come:

A Tonio è stato vietato di andare a giocare a carte dalla moglie

e facendo notare che il contesto modifica completamente il significato. Un’interpretazione differente da quella immaginata è quella in cui Tonio è divorziato e ultimamente incontra la ex-moglie al torneo di carte. La nuova compagna di Tonio non è contenta e quindi gli impone di non uscire! Ambiguità data dal contesto. E così anche in altre situazioni in cui l’enfasi e l’accento sui termini cambia il senso della frase: “non vorrai startene su quella sedia per tutta la festa!!”. “Va bene mi sposto sull’altra..”

E poi Giuseppe ha descritto gli eufemismi e disfemismi attraverso cui amplificare o minimizzare eventi o caratteristiche di qualunque natura. Ottimo modo anche per mettere in diversa luce perfino le persone. Così un avaro, testardo e permaloso può essere presentato come parsimonioso, determinato e sensibile.

Ma il piatto più ghiotto è stato esplorare nella dialettica quotidiana le forme di tendenziosità quando per contrapporsi ad una tesi si controbatte modificando leggermente la tesi opposta e facilitando così la propria argomentazione (La fallacia del manichino) Così la tesi dell’avversario di sostituzione di alcune energie non rinnovabili con quelle sostenibili si trasforma nella sostituzione di tutte le non rinnovabili. Facile così controbattere dicendo che è impossibile farlo subito e completamente! . E così anche quando si argomenta a favore di un’altra tesi che risulta però irrilevante rispetto a quanto si discute (Ignoratio Elenchi) (e viene spontaneo rispondere che centra?).
Siamo abituati a sentire molte altre forme di tendenziosità come le allusioni o le forme argomentative come quella detta sul candidato del partito avversario che sostiene una tesi condivisa e non contrastabile.

Stavolta, ha detto la pura e semplice verità. Il candidato del partito avversario si è recentemente distinto per le sue iniziative a favore del quartiere. Io ho iniziato le mie battaglie per il quartiere nel 1975”.

E poi è stato il turno delle fallacie emotive dove si sono presentate quelle dove l’argomento è legato alla misericordia del nostro interlocutore (es. vigile urbano) o dove l’argomento è basato sull’allusione ad un ricatto psicologico (forme di terrorismo psicologico sul lavoro o minacce mascherate, ma nei fatti rilevanti anche se sottintese,  nella malavita) .

Le penultime trattate sono state quelle dove anzichè argomentare sulla questione in dibattito si argomenta semplicemente attaccando l’interlocutore o non entrando in merito al tema o più specificamente screditando l’interlocutore e alludendo alla sua incompetenza o al suo interesse sulla  questione o facendo leva sul semplice pregiudizio (fallacie dette di avvelenamento del pozzo). Queste fallacie malgrado siano facili da capire sono diffuse e non sempre colte dai soggetti culturalmente non attrezzati.

L’ultima parte dell’incontro è stata dedicata alle fallacie statistiche, quando si citano dati senza chiarire bene il contesto (es. “siamo cresciuti del 20%”), ma non si dice rispetto a quando) o si esprimono dei dati facendo riferimento a un campione non significativo o non correttamente stratificato. L’esempio è quando si presentano dati “incontestabili”, statistiche che però fanno riferimento a dati raccolti impropriamente, senza rispettare il rapporto tra popolazione (la totalità dei soggetti)  e campione (la parte estratta su cui si elaborano i dati),  presentando così dati alterati dall’errato mix dei fattori rilevanti (espressi ad es. da sesso, età, occupazione ecc.). Per non parlare edlla precisione dei dati, spesso simulata offerndo dati come: ” 12.002.750 € è il costo per questa operazione”, e non circa 12.000.000€, facendo apparire il calcolo eseguito molto preciso, malgrado calcolato spannometriamente.
Non poteva mancare la fallacia detta di Monte Carlo, quella che affligge chi gioca e spera sempre che dopo una serie nera esca il rosso perchè -pensando erroneamente- crede che sia più probabile. Ma tutte le menti razionali sanno che la probabilità rimane sempre la stessa (50%) anche se il cuore e la pancia sperano diversamente.

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